( Chiedo scusa se parlo di Utopia… )

Lidia Ravera

marzo 11th, 2008 by Gian Luigi Ago


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Niente è banale per chi non è banale.

Non c’è ripetizione per chi riesce a crescere ogni giorno,

per chi non si accontenta di se stesso e, instancabile, ritocca,

corregge, amplia, mette a punto, azzarda, scopre.

Bisogna essere irrequieti…

Bisogna viverlo con un certo fervore il tempo,

come fosse tutto utile, tutto buono, tutto necessario…

Essere esigenti:con se stessi, con gli altri.

Essere a disagio, sentirsi strani, sentirsi diversi.

Sentire l’ingiustizia, come un fastidio, come un impedimento all’armonia.

Sentire il privilegio quasi come un peso, un obbligo ad acquisire meriti.

Felici e scontenti. Scontenti anche di essere felici.

Credo ancora, con consapevole tensione, nella parabola dei talenti.

Credo che il privilegio obblighi a qualcosa.

Credo che non possa vantare diritti chi non si dà doveri…

Ma non è l’ambizione l’antidoto all’immobilità,

al pensar corto per paura che troppo rapidamente tutto scorra

e ti possa travolgere.

L’antidoto più sicuro è l’attenzione.

L’attenzione scompone il tempo in tanti singoli momenti,

e ad alcuni regala una magica durata,

ad altri la puntiforme felicità della visione.

Vivere attentamente è vivere al presente,

attrezzandosi contemporaneamente per il dopo…

Guardare fuori, guardarsi dentro…

Vedo la gente soffrire per questa foga di rallentare il tempo.

Vedo discriminati i vecchi.

Vedo i ragazzi acciambellati sotto il tetto paterno a ventinove anni,

come gatti di casa decrepiti,

senza voglia di dar la caccia ai topi o andar per tetti.

Vedo me stessa, mentre provo a distendere le rughe sotto gli occhi,

e te preoccupato di quello che ti aspetta.

Voglio dirti che non è brutto crescere.

Neppure nella tetra variante di invecchiare.

Non è brutto. Perdi di leggerezza, acquisti peso

Ma il peso è stabilizzante. Non è male.

E non viene necessariamente per nuocere.

Crescere è accumulare. E’ ricchezza.

E’ il succedersi delle esperienze.

Se si ricorda di non dimenticare le trafitture di delusioni o i dubbi,

è quell’arte meravigliosa di imparare che, fino alla fine,

può mantenerci umani, può spalancare i cancelli

che separano un’età dall’altra e rendono così dolorosi i passaggi…

Non c’è trucco. E’ come una disciplina quotidiana.

Cercare lo stupore…

Nessuno sa, di quelli che credono di sapere.

Tutto è ancora possibile…


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