( Chiedo scusa se parlo di Utopia… )

“DIGLIELO A TUTTI” musical di Paolo Barillari (G.L.A.)

febbraio 6th, 2006 by Gian Luigi Ago

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Ha debuttato il 2 e il 3 febbraio  2006 a Milano il musical di Paolo Barillari, venticinquenne musicista, cantante e autore milanese.

Innanzitutto è doveroso anticipare che Paolo Barillari è stato grande sia per l’interpretazione e la sua voce (di cui chi, come me lo conosce, ha avuto modo più volte e in diverse occasioni di  verificarne l’efficacia) sia per la grande professionalità, la passione, la perseveranza che credo siano le sue doti migliori e che mi fanno credere, unitamente al fatto della sua ancora giovane età, che avrà modo di potersi imporre come merita.

Il musical: più che altro lo definirei un’opera-rock nella miglior tradizione; gli arrangiamenti non mi sembrano lasciare dubbi in proposito, anche se non mancano toni lirici e melodici che però non contraddicono a questa impostazione di base.

Il titolo è “Diglielo a tutti” ed è liberamente tratto da un radiodramma scritto nel 1936 da Irwin Shaw dal titolo “Bury the dead”.

E’ una grande metafora contro la guerra e il potere in cui si narra la storia di tre soldati uccisi in guerra che tornano a rivivere per denunciare e, appunto, “dire a tutti” di ribellarsi alla sopraffazione di un potere guerrafondaio e assassino.

Una prima versione teatrale italiana fu fatta nel 1975 e il padre di Paolo Barillari, Maurizio (tra l’altro interprete anche in questa edizione 2006, insieme al figlio) compose per l’occasione sei canzoni che sono state poi riprese, con delle modifiche, da Paolo in questa nuova versione. Di quella compagnia di trent’anni fa faceva parte anche il regista e attore dell’attuale spettacolo, Roberto Coppola.

Paolo Barillari ha iniziato a lavorare a questo progetto da oltre 7 anni, riscrivendolo completamente. Oltre a rivisitare, ammodernandoli, i brani scritti dal padre, ha scritto nuovi inediti ed è più volte entrato in studio per arrangiare i pezzi.

Il progetto subì uno stop nel 2001, dopo l’attacco alle Twin Towers. Sembrò ad alcuni inopportuno proporre un musical che poteva apparire profondamente antiamericano, quando in realtà è una critica a qualsiasi forma di guerra.

La perseveranza di Paolo fa sì che, dopo un momento di scoramento, il progetto non si areni e il lavoro si arricchisce con l’inserimento di un corpo di ballo e di un allestimento scenografico fatto di pannelli colorati modulari che vengono spostati e assemblati a seconda dei momenti.

Le tre parti (canto, balletto, scenografia) narrano contemporaneamente le stesse vicende, integrandosi ma mantenendo ognuna la propria specificità di linguaggio.

Il debutto: un Ristoshow tutto pieno ha accolto la seconda serata del musical, quella a cui ho assistito io.

A me il lavoro di Paolo è piaciuto molto, anche se forse il punto debole è proprio nel canto (non di Paolo, ovviamente, che da solo potrebbe cantare qualsiasi cosa) ma degli altri protagonisti, che hanno a loro attenuante il fatto di non essere cantanti professionisti.

Ho trovato ben congruenti le tre parti del canto, del ballo e della scenografia.

Paolo nel suo ruolo di “aedo greco” svolgeva appunto il ruolo del “narratore” e la sua presenza scenica era indubbiamente una spanna sopra tutti gli altri. La sua sicurezza, la sua professionalità, la sua passione meritano un plauso particolare. Senza nulla togliere agli altri e ai loro indubbi meriti, è palese che quello è il “suo” musical, si vede che lui ci mette l’anima e che lo accompagna per mano anche quando non è sul palco, stando attento ad ogni particolare.

Se si considera che questo lavoro non nasce da grandi produzioni e che,  pur non essendo un lavoro da dilettanti, deve senz’altro scontare un certo limite di esperienza e risorse, il risultato è coinvolgente e si vede che il lavoro è stato curato molto.

Non sono un grande esperto del settore, ma penso che con altri “mezzi” il musical non avrebbe molto da invidiare a tante opere meglio “prodotte”.

Paolo ha fatto centro e penso che ne raccoglierà i frutti perché se lo merita veramente.

Ho trovato anche, rispetto ad altre cose viste nel passato, che la sua personalità ha ormai acquistato una sua cifra personale che si è emendata da influenze marcate. Non posso che augurare ogni bene a Paolo per il suo lavoro e per il tour che porterà in varie città questo “Diglielo a tutti” e lo ringrazio per la bella serata milanese.

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