( Chiedo scusa se parlo di Utopia… )

Recensione concerto “Appunti sulla canzone d’autore”

dicembre 8th, 2009 by Gian Luigi Ago

.

blaco 1 009_0001

.

“Appunti sulla canzone d’autore”

Teatro Antella, Bagno a Ripoli (FI)

5  dicembre 2009

.

Il primo ringraziamento per questa serata va all’organizzazione del Teatro Antella, in particolar modo al direttore organizzativo Raoul Gallini e al tecnico Francesco Bianchi.

Il Teatro dell’Antella è un piccolo gioiello, uno dei teatri storici della Toscana, ed è già un grande piacere esibirsi su questo palcoscenico.

Abbiamo organizzato il concerto senza un preciso filo conduttore, proprio come degli “appunti”, lasciando piuttosto spazio alle emozioni di canzoni diverse, legate alle diverse sensibilità dei musicisti; canzoni che avevano però l’identica cifra dell’autorialità, della qualità, dell’approccio letterario e musicale alla canzone come generatrice di emozioni e riflessioni sull’individuo, la società e il loro reciproco rapporto.

Inevitabile quindi cimentarsi con canzoni di autori “storici” come De Andrè, Gaber/Luporini, De Gregori, Guccini, ecc. ma anche tentare una “lettura” di autori “nuovi” come Max Manfredi, che sta aprendo nuove prospettive nel campo della suddetta autorialità.

Altrettanto inevitabile non aver avuto il tempo (nonostante le due ore di concerto) di affrontare altri autori ugualmente importanti.

Ci riserviamo di farlo in altre riproposizioni di questo “Appunti sulla canzone d’autore”, che per la sua formula consente di inserire ogni volta nuovi brani attingendo al vasto repertorio della canzone d’autore.

Ultima nota, ma non certo meno importante, per un pubblico attento, concentrato, molto caloroso, che ci ha richiamato più volte sul palco a fine concerto; e chi suona sa quanto aiuti avere di fronte un pubblico simile.

Ci ha fatto molto piacere che molti di loro ci abbiano raggiunto a fine spettacolo nei camerini per ringraziarci, farci i complimenti, chiedere informazioni sulle canzoni del concerto e sui loro autori.

Grazie a tutti e speriamo che ci siano altre occasioni per serate simili.

.

Posted in Articoli, News, Recensioni | 1 Comment »

Andrea Buffa “…In effetti, c’ho molto da ridere” (di G.L. Ago)

marzo 16th, 2009 by Gian Luigi Ago

bufaf-2 buffa1

Si possono ancora fare delle canzoni cantautoriali che si strutturino in pulizia di suoni, profondità di riflessione, limpidezza di linguaggio, pur mantenendo una dimensione di originalità e novità? L’ascolto delle canzoni contenute nell’EP “…In effetti, c’ho molto da ridere” del lecchese Andrea Buffa tolgono ogni dubbio al riguardo.

E’ difficile muoversi in quella zona franca della musica che rischia di sconfinare da una parte nel già detto, nel già sentito, dall’altro nell’innovazione ad ogni costo. Andrea Buffa c’è riuscito con grande capacità, ma, credo, soprattutto con grande spontaneità. La struttura musicale appare di una freschezza esemplare, con sonorità soprattutto acustiche con una inclinazione prevalentemente folk, giocata tra chitarra e voce di Andrea, piano e tastiere (Gabriele Buffa), Aron Conti (chitarre e basso), Enrico Sperone (percussioni). Menzione speciale alla bravissima Sonia Cenceschi (alle chitarre). Il suo tocco, la sua versatilità sui diversi tipi di chitarra e la sua originalità di approccio all’arrangiamento, dagli arpeggi agli assoli, dà una nota particolare e originalissima e contribuisce in maniera importante alla cifra complessiva di queste canzoni che si mantiene anche nell’esecuzione dal vivo.

Nelle storie che ci canta Andrea, e che si lasciano ascoltare unendo la piacevolezza all’invito alla riflessione,

ricorrono topos che vanno da quello del viaggio a quello del disagio esistenziale, dalla ricerca di se stessi all’antimilitarismo, il tutto attraverso una pregiata essenzialità, con momenti di autoironia e autobiografia,

Un EP lieve e profondo insieme, realista e poetico, che lascia sempre spazio alla speranza, alla ricerca di noi stessi, al superamento della difficoltà. Un disco da ascoltare e riascoltare che fa ben sperare nel futuro di questo giovane autore.


Tracklist:
01. Ombre della città

02. Una barca rovesciata nel mare

03. L’artista

04. Storia (approdati sull’ultima spiaggia)

05. Il sogno di volare

6. Il fucile


Posted in Recensioni | No Comments »

Claudio Lolli a Genova – Premio “Via del Campo”, 07.02.09(G.L.A.)

febbraio 8th, 2009 by Gian Luigi Ago

lolli-genova-070209-001………………………lolli-genova-070209-005………………….lolli-genova-070209-007

Genova è piovosa, ma non ce la fa a nascondere il suo fascino.
Addentrandoci per i carruggi ritroviamo la sua vita che ci porta, attraverso l’angiporto, ad arrivare inconsapevolmente o no a Via del Campo e al negozio di Gianni Tassio, alla cui memoria è dedicata la giornata.
Ci perdiamo ancora una volta a guardare le vetrine piene di rarità di Faber: dischi originali, libri, foto. Entriamo e scambiamo due parole con la vedova di Gianni. Ricordo con lei la grande persona che era questo amico e cultore di Fabrizio. Ricordo le rarità che ci mostrò tirandole fuori da un cassetto; lei apre lo stesso cassetto e tira fuori delle carte: tesserini, documenti, richieste in carta da bollo firmate da Faber negli anni ’60.

Guardiamo la chitarra appartenuta a De Andrè che i commercianti di Via del Campo hanno voluto assicurarsi nell’asta effettuata dopo la sua scomparsa, per conservarla in una teca proprio nel negozio-tempio di Gianni Tassio. Ricordo che quella chitarra un giorno mi fu permesso di suonarla (vedi foto a fondo pagina) e io, non certo incline a superstizioni o a santificazioni, la presi in mano con molta emozione e con altrettanta emozione feci scorrere le dita sulle corde.
Alle otto di sera siamo già davanti all’Auditorium del Palazzo Rosso, dove è prevista l’assegnazione a Claudio Lolli del Premio Via del Campo, dedicato alla memoria di Gianni Tassio.
Alle nove inizia il concerto: Lolli è sul palco insieme a Paolo Capodacqua e inizia a parlare dell’etichetta che gli è stata attribuita di “cantautore triste”.

“Non vorrei rovinarvi la serata” dice. “Mi hai già rovinato l’adolescenza…” aggiunge una donna dal pubblico.
Il suo libro di 350 canzoni in mano, Lolli inizia il suo concerto-reading con “Alla fine del cinema muto” per poi proseguire con molti altri brani significativi che introduce con lunghe e interessanti presentazioni: “Analfabetizzazione” ribellione attraverso un’anarchia del linguaggio cambiando il nome alle cose; “Da zero e dintorni” di cui si scusa perché in essa compare molte volte l’obsoleta parola “compagna”; “Adriatico” mare che gli ricorda l’immagine del potere. E poi avanti con tante altre canzoni per un’ora e mezza di concerto che, dopo la premiazione da parte della vedova Tassio, prosegue con alcuni pezzi storici come Borghesia e Quando la morte avrà. “Ho visto anche degli zingari felici” è introdotta da una lunga presentazione in cui parla del ’77, dell’ironia di quegli anni, di come l’amore e il politico si fondessero insieme in quegli anni difficili da dimenticare e forse da immaginare oggi.

Il concerto si conclude con un brano bellissimo e non conosciuto come merita, “Curva Sud” che appare ancora oggi molto attuale.
Dopo il concerto ci avviciniamo a Lolli per salutarlo. Parliamo del comune amico Gianni D’Elia, gli ricordo un nostro lontano incontro a metà anni ‘70 quando girava con un furgoncino Wolkswagen arancione e accompagnato dal suo inseparabile cane lupo. Ci parla del suo prossimo disco che raccoglierà canzoni d’amore in versione molto jazzistica: “Un disco duro” ci dice, ma non gli crediamo…conosciamo ormai bene la cifra della sua poesia e della sua musica.

Ancora due parole con Capodacqua, che ha ricevuto ripetute ovazioni dal pubblico per le sue eccezionali capacità chitarristiche. Gli chiedo informazioni su un suo cd che contiene canzoni in cui ha musicato delle poesie di Gianni Rodari.

Un saluto anche a Gianni Martini, chitarrista storico di Gaber, presente tra il pubblico, e poi il ritorno attraverso una Genova notturna ormai non più piovosa.

Una bella serata, piena di ricordi ed emozioni. Ce ne vorrebbero tante così.

chitarra-faber

con la chitarra appartenuta a Faber

Posted in Recensioni | No Comments »

Lez.-spett.sul T.C.di Gaber/Luporini – Liceo Bramante, Magenta (MI)

maggio 29th, 2008 by Gian Luigi Ago

28 maggio 2008

lsmagenta412————— lsmagenta28

Quattro ore della “maxi” lezione-spettacolo sul TC di Gaber/Luporini , ieri a un Liceo Scientifico di Magenta, a cui sono iscritti oltre 900 studenti.

Non è facile parlare di Gaber a giovani, molti dei quali conoscono il suo nome solo perché sentito accostare da qualche genitore (o nonno) ai cantanti più famosi dei “favolosi anni ‘60″.

Ce ne sono poi altri che lo conoscono come “cantautore” e che lo “includono” nella “categoria” di De Andrè, Guccini, De Gregori, ecc.

Crediamo che queste diverse “percezioni” siano il punto di partenza da cui muovere, e di cui tener conto, nel cercare di tracciare un quadro dell’importanza avuta dal Teatro-Canzone di Gaber/Luporini nella trentennale analisi sull’individuo e il suo rapporto con la società.

La Lezione-spettacolo tenuta da Gian Luigi Ago e Claudia Bellucci (ieri purtroppo senza la preziosa presenza di Eugenio Alfano, che insieme a loro l’ha ideata e strutturata) è proprio partita da queste diverse percezioni, evidenziando quanto non siano solo dovute a una “lontananza cronologica” ma ad altri diversi fattori quali la specificità della dimensione teatrale con la conseguenza di una pressoché nulla diffusione mediatica di quei brani, la contestualizzazione nella realtà sociale e storica del momento che spesso rende oscuri certi riferimenti, l’importanza di “vedere” Gaber, vista l’insufficienza di limitarsi solo all’ascolto dei CD.

La lezione-spettacolo è iniziata un po’ in ritardo a causa di problemi tecnici dovuti alla incompatibilità tra pc e videoproiettore, ma una volta risolti i problemi è andata avanti speditamente.

E’ stato confortante vedere giovani dai 15 ai 18 anni rimanere per quattro ore filate (salvo una breve pausa di dieci minuti) seduti a seguire con estrema attenzione quanto gli veniva proposto.

La lezione-spettacolo, strutturata per comodità in parti tematiche (ribadendo però sempre l’inestricabile intreccio dei vari temi nel TC) ha affrontato nelle prime due ore le questioni inerenti alla democrazia, all’appartenenza, alla libertà, al mercato, alla massa, evidenziando le connessioni con teorici quali, ad esempio, quelli della Scuola di Francoforte come Adorno, Horkheimer, Marcuse (con la lettura e il confronto tra le canzoni di Gaber, frasi di questi teorici, interviste di Gaber e Luporini) e scrittori quali Céline e Pasolini, sottolineate anche dalla proiezione di diapositive.

Nella seconda parte si sono evidenziate maggiormente le problematiche legate all’Io, alla coppia, alla sessualità e alle emozioni più profonde dell’individuo.

Anche qui c’è stato il confronto con teorie quali quelle di Laing, di Cooper ed altri.

La lezione-spettacolo, come dicevamo, è stata seguita con molto interesse, anche perché, nonostante il taglio molto teorico e scientifico, si è cercato di non rendere il tutto “pesante”, lasciando il massimo spazio possibile alle canzoni; inoltre, considerando che si trattava di un Liceo, si è dovuto rendere più accessibili i testi degli interventi rispetto, ad esempio, alla stessa lezione-spettacolo che si era tenuta alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze.

Gian Luigi, nelle quattro ore, ha eseguito alla chitarra solo tre canzoni (I reduci, Cerco un gesto naturale, Il comportamento) proprio perché attraverso l’ironia, la profondità e l’intensità della voce di Gaber, molti temi “arrivavano” ovviamente molto di più che attraverso interpretazioni “altrui” o interventi teorici, che in ogni caso erano comunque essenziali per apprezzare maggiormente quanto GG voleva esprimere con i singoli brani.

La lezione-spettacolo si è conclusa con una bibliovideodiscografia riguardante il materiale sul Teatro Canzone e con la segnalazione di altri eventi su GG, come quello annuale del Festival TC a Viareggio.

In conclusione è stata un’esperienza più che soddisfacente, confermata anche dalle numerose domande e richieste degli studenti.

Posted in Recensioni | No Comments »

Gianni D’Elia: Poesia come eresia (recensione di Claudia Bellucci)

ottobre 3rd, 2007 by Gian Luigi Ago

scansione00541

Dal 27 al 30 settembre 2007 si è tenuta nell’Unione Terre dei Castelli (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) in provincia di Modena la terza edizione del Poesia Festival, che ha riunito alcuni nomi tra i più noti ed amati nel campo della poesia, ma anche della musica, del teatro e del cinema.

Lo scopo di portare la poesia tra la gente, nelle strade e nelle piazze, creando un legame troppo spesso negletto tra gli autori e l’uditorio, è stato pienamente raggiunto, superando anche le aspettative del poeta Gianni D’Elia, che ha avuto l’onore di aprire i quattro giorni di letture e spettacoli.

Nel suo memorabile discorso ricorda quanto grande sia il potere che ha la poesia di rompere gli schemi di pensiero e di azione stereotipati e controllati dai poteri totalitari del nostro secolo, che vanno contro il relativismo con l’imposizione dei propri dogmi. “La poesia come eresia” è il titolo che ha scelto, perchè “che cos’è l´eresia se non il diritto di credere a quello che si sente”, ovvero il mistero che il poeta tocca e ci fa scoprire con i propri versi ?

L’intervento di apertura di Gianni D’Elia è inserito all’interno del sito:

http://www.giannidelia.altervista.org

Posted in Recensioni | No Comments »

LUIGI MARIANO and his Tom Joad Band, Glory Days Rockisland – Rimini 21.09.07 (G.L.A.)

settembre 25th, 2007 by Gian Luigi Ago

luigimariano

Il posto è bellissimo: il Rockisland sulla punta estrema del molo di Rimini.La gente è quella splendida con cui ti ritrovi subito a pelle, sentendo vibrare una inconfondibile passione: quella per il Boss.

E per chi come me ha cominciato ad essere travolto dalla musica di Springsteen a metà degli anni ‘70,  per poi riuscire nel 1985 a vederlo la prima volta dal vivo (prima volta di una lunga serie) è come essere a casa.

L’occasione è la nona edizione dei Glory Days, raduno annuale di tutti gli springsteeniani italiani e non solo, occasione per ascoltare mitiche cover band, come quella degli E Street Shuffle, e scambiarsi idee, emozioni e sensazioni a ridosso del compleanno del Boss.

In più quest’anno c’è anche la concomitanza dell’uscita del nuovo CD di Springsteen con la E Street Band, una “magica” occasione in più.

Ma io, accompagnato da Claudia, sono venuto qui anche e soprattutto per un altro motivo: conoscere per la prima volta “live” Luigi Mariano, in programma nella prima serata con la sua Banda di Tom Joad.

Luigi l’ho conosciuto solo nelle mie navigazioni on line e mi ha subito sorpreso la notevole somiglianza dei nostri interessi, fino a percepirlo come un mio alter ego molto più giovane.

La cosa che mi ha subito sorpreso è stata l’identica passione per due artisti come Giorgio Gaber e Bruce Springsteen che  possono sembrare lontani e diversi ma che in realtà non lo sono affatto, come ho cercato di dimostrare su questo Sito (vedi nella Sezione “Buttare lì qualcosa”) .

Un’altra cosa che mi fa sentire accomunato a Luigi è la stessa voglia di “divulgare” (forse un brutto termine ma che rende bene l’idea), la voglia di far conoscere ad altri quello che si ama e lo spendersi nel farlo.  E questo vale sia per Springsteen che per Gaber.

Ma torniamo a Rimini.

Stasera è la sera: sul molo ventoso  aspettiamo di conoscere Luigi, con la strana consapevolezza che in fondo sarà come ritrovare un amico conosciuto da sempre, per me quel fratello minore che non sapevo di avere da qualche parte nel tempo e nello spazio.

E infatti, quando fuori al locale lo vediamo arrivare e poi ci incontriamo ci si trova subito bene, anche se lui è un po’ teso perché avrà l’onore e l’onere di aprire questa edizione dei Glory Days e durante il sound-check non è rimasto molto soddisfatto della regolazione del suono.

Il progetto che porta avanti con la sua Band di Tom Joad è intelligente e ambizioso: adattare i testi del Boss in italiano per farne capire la grande valenza di significati, l’uso del linguaggio, i temi che caratterizzano e che rendono unico Springsteen non solo dal punto di vista musicale.

Ed è un progetto lodevole perché l’ostacolo della lingua può far sì che  anche molti che conoscono e amano le sue canzoni non sappiano poi bene di cosa parlino, e non afferrino bene il tipo di linguaggio e lo spirito che li attraversa.

Adattare il Boss in italiano non è impresa facile: c’è da superare e tradurre lo slang, rispettare metriche e dribblare la difficoltà di una lingua con molte “tronche” rispetto alla nostra.

Questa necessità “divulgativa” l’avevo sentita anch’io quando ho sottotitolato in italiano e messo su Yotube e nella Sezione Video di questo sito alcuni video di Springsteen, ma Luigi si è imbarcato in un’impresa molto più difficile e stasera è qui a presentare queste canzoni proprio di fronte al pubblico del Boss: una specie di esame.

Luigi inizia il concerto da solo imbracciando  la chitarra ed esordisce con una chicca: l’adattamento in italiano di “Magic” title track del nuovo album del Boss che ancora deve uscire:

“Ho nel palmo una moneta ma se voglio sparirà, farò uscire dal tuo orecchio l’asso nella manica, ho un coniglio nel cappello lo vedrai se vieni qui e tutto sarà così e tutto sarà così”

I primi versi di questo strano Springsteen/italiano colpiscono il pubblico che si ferma ad ascoltare, molti ancora non realizzando bene che Luigi sta cantando Springsteen.

Poi salgono sul palco gli altri componenti della Band: Gianni “Donnigio” Donvito basso elettrico, seconda chitarra acustica e seconda voce, Carmine Ruizzo violino, Simone Di Bartolomeo batteria.

Bastano altre due canzoni “Il fantasma di Tom Joad” e “Bobby Jean”, affinché il pubblico assimili ormai completamente l’adattamento in italiano, ascoltando con molta attenzione le parole delle canzoni.

Dopo “Fabbrica”, con uno scatenato Carmine al violino, è chiaro che il pubblico è stato ormai conquistato da Luigi e la sua Band e che la loro esibizione di apertura dei Glory Days è stato un successo. Seguono “Atlantic City” e “Due facce“, suonate senza batteria, con Donnigio alla chitarra acustica. Poi “Buio ai margini della città” e “Più forte degli altri“. Il finale è con “Cowboy neri“, in cui suonano solo Luigi e Donnigio, a due chitarre e con “Treno che porta giù” che entusiasma il pubblico. Alla fine sento solo commenti positivi, elogi e apprezzamenti per il progetto portato avanti da Luigi.

Il tempo per parlare con Luigi è poco e riusciamo a farlo solo dopo la sua esibizione, passeggiando sul molo e discutendo (indovinate un po’…) di Springsteen e Gaber.

Ma sono sicuro che non mancheranno altre occasioni per farlo e per confrontare i nostri progetti “divulgativi”.

Una serata bellissima che senz’altro resterà nei miei ricordi.

Per Luigi e la sua band un grande banco di prova che ha confermato e aperto ancora di più la strada a questo progetto di adattamento in italiano di Springsteen.

Avanti così ragazzi, no surrender!

Posted in Recensioni | No Comments »

HAVANA FOOTBALL CLUB (G.L.A.)

settembre 13th, 2007 by Gian Luigi Ago

havana-fb-club

Credo sia difficile correre sul filo della canzone politica, nell’accezione più alta del termine, senza correre il rischio di scivolare nella retorica, nella demagogia, nel facile tono celebrativo.

L’ascolto di alcune delle canzoni del gruppo genovese “Havana Football Club” mi ha dato la confortante sensazione di uno spazio della musica d’autore che si costituisce come ponte tra storie, immagini e miti del nostro passato, della nostra memoria, del nostro immaginario e la pulsante quotidianità delle nostre contraddizioni, delle nostre aspirazioni, delle nostre nevrosi.

La musica stessa e il linguaggio riescono a mantenere un tocco di poeticità che non rinnega la realtà pur sorvolandola e ci restituiscono, attraverso una galleria di personaggi, di storie, di topos della nostra storia, un discorso sul presente che nasce da molto lontano.

Il gruppo annovera tra i suoi elementi musicisti che hanno suonato per anni con Giorgio Gaber, che hanno fatto parte dei “Cavalli Marci” e che hanno composto musiche e canzoni per i maggiori teatri genovesi.

“HAVANA FOOTBALL CLUB”:

CLAUDIO DE MATTEI: basso

ROBERTO GALLUZZI: voce

ROBERTO LEONCINO: chitarra 6 e 12 corde

ISABELLA CINQUEGRANA: flauto traverso

ENRICO SPIGNO: batteria – chitarra

Posted in Recensioni | No Comments »

Tributo a GG e Lezione-spettacolo ad Acri (CS), 3 gennaio 2007

gennaio 5th, 2007 by Gian Luigi Ago

immagine-029 acri1

Il 3 gennaio si è svolto ad Acri (CS) un Tributo al Teatro Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, ideato e organizzato da Gian Luigi Ago, Eugenio Alfano e Claudia Bellucci.

La manifestazione si è svolta in due parti: una Lezione-spettacolo nel pomeriggio e un concerto la sera.

La lezione-spettacolo, anteprima di quella già programmata nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, è stata condotta da Gian Luigi Ago, Eugenio Alfano e Claudia Bellucci e verteva su alcuni dei filoni fondamentali che hanno attraversato il Teatro-Canzone (l’io-diviso,coppia-famiglia-sessualità, appartenenza-politica, democrazia-libertà, mercato-massa-conformismo).

Ciascuno dei temi era introdotto da una presentazione e intervallato da filmati tratti dagli spettacoli di Gaber, diapositive e la lettura di  estratti da canzoni, monologhi e interviste rilasciate da Gaber.

Gian Luigi Ago ha inoltre eseguito alla chitarra tre brani del Teatro Canzone (Cerco un gesto, un gesto naturale- L’impotenza- Il conformista).

La struttura ideata  per parlare di GG ha funzionato alla perfezione. Ripercorrere il Teatro Canzone attraverso alcuni dei filoni principali, ha dato un’idea molto chiara di quello che ha rappresentato la riflessione ultra-trentennale di G/L su individuo e società.

I temi in discussione sono stati proposti in modo tale da evidenziare l’essenziale, pur nella completezza sostanziale; questo per non rendere troppo “pesante” e troppo “lezione” quello che ufficialmente è stato un convegno ma che aveva più la natura di un cordiale incontro.

E’ stato sorprendente vedere numerosi studenti (alcuni accompagnati anche dal loro professore di Filosofia) prendere appunti e seguire le due ore di discussione con estrema attenzione.
I filmati degli spettacoli di Gaber e gli interventi di Eugenio, Gian Luigi e Claudia, che ha puntualizzato i temi con estratti da interviste a GG e da brani di canzoni, ha contribuito a rendere molto scorrevole l’intera discussione.

E’ stata una grande emozione sentire l’applauso del pubblico sgorgare spontaneo dopo la visione di alcuni filmati, come dopo la proiezione degli oltre 14 minuti di “Io se fossi Dio”, quasi si fosse davvero a un concerto di GG.

La parte serale era il momento più atteso della manifestazione.
Giulio D’Agnello, accompagnato alla chitarra da Meme Lucarelli (del gruppo “Mediterraneo”)  ha ripercorso alcuni dei momenti musicali più importanti del TC e ha poi proposto per la prima volta ben sei pezzi del nuovo repertorio da lui composto con Luporini e che farà parte di un CD di prossima realizzazione: “Forse un uomo” “Quello che accade dopo” “Il letto” “La pazzia” “Il testimone” “Ironia amica mia”.

E’ stata in un certo senso un’anteprima del concerto di mercoledì 10 gennaio al Fuori Orario di Reggio Emilia, in cui tutti i brani di D’Agnello-Luporini saranno proposti con l’intera band dei “Mediterraneo”.

Nel finale Giulio ha proposto un paio di brani popolari calabresi. Questo anche in virtù del fatto che Giulio in passato, nelle sue esperienze di musica etnica, ha avuto modo di collaborare e suonare con Otello Profazio, che ha mandato il suo saluto alla manifestazione, anche se, per motivi di salute, non ha potuto partecipare per eseguire insieme all’amico Giulio un paio di brani.

L’interesse per la manifestazione e la partecipazione sono stati superiori alle aspettative e la manifestazione si è rivelata una riuscitissima formula per la maggior conoscenza e approfondimento di una delle più grandi riflessioni del secondo Novecento su individuo e società: il Teatro Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.

Posted in Recensioni | No Comments »

“Il Caimano” di Nanni Moretti (G.L.A.)

novembre 29th, 2006 by Gian Luigi Ago

caimano1

“Non ho paura di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me”: così disse una volta Giorgio Gaber in un’intervista.

E credo che questo sia in buona sostanza il senso del film di Nanni Moretti, soprattutto quel finale così disperante e l’affermazione che Berlusconi avrebbe già vinto da trent’anni, da quando quest’Italia si è abituata a vivere e nutrirsi del linguaggio televisivo.

Moretti ci dice nel suo film che, volenti o nolenti, Berlusconi ha purtroppo cambiato l’Italia e che quindi il suo declino non è legato tanto alla sua vittoria o sconfitta a un’elezione, ma che la sconfitta di Berlusconi e del “berlusconismo” è un problema più complesso e consiste nel sovvertimento di un modo di essere e pensare che si è diffuso a macchia d’olio nel Paese, anche nella stessa sinistra che spesso, soprattutto in passato, ha scimmiottato e “rincorso” le “innovazioni berlusconiane”, anziché porsi come reale, totale, inequivocabile alternativa.

E questo modo di essere e di pensare, unito a una debolezza della sinistra, potrebbe venir buono a Berlusconi in un eventuale futuro suo “smascheramento” in quanto su esso potrebbe far leva per chiamare la gente a ergersi a sua difesa, agitando le sue solite falsità su presunte “persecuzioni” e manovre per togliere anti-democraticamente (secondo il suo bizzarro concetto di democrazia) agli italiani quel nuovo modo di essere a cui lui li ha affezionati.

Certo questa lettura può dar fastidio a molti, perché non è una visione militante e trionfalistica, ma anzi piuttosto pessimista.

Allo stesso modo davano fastidio le critiche di Gaber e Luporini alla sinistra , e la loro visione delusa della possibilità di cambiare con la politica le cose, ma questa posizione intellettuale di Moretti è onesta prima ancora di essere in ultima analisi vera e secondo me somiglia molto proprio alla visione di Gaber e Luporini su massificazione, apatia e critica della debolezza della sinistra.

Per questo “Il Caimano” a me è piaciuto, anche se molti sono rimasti delusi aspettandosi un film “elettorale” o di denuncia alla M.Moore o alla “Viva Zapatero” .

“Il Caimano” è tra l’altro un film molto morettiano (molto più dell’anonimo e atipico “La stanza del figlio”) in cui i personaggi (come nei film di Woody Allen quando Woody è solo regista) parlano e si muovono come Nanni Moretti, dove possiamo ritrovare le “invenzioni” filmiche alla Moretti, dove Silvio Orlando dà una interpretazione, secondo me, ad altissimo livello.

Il mio giudizio, al di là del fatto di essere forse viziato dalla mia passione per il cinema di Moretti (soprattutto quello del primo periodo), è dunque positivo proprio perché il film non era strutturato come un classico film di denuncia: era un “vero” film, un film che mi è sembrato rappresentare lo “stato dell’arte” della nostra attuale realtà, una realtà di crisi e di instabilità e il film mi sembra che si dipani proprio su questo filo conduttore trivalente: crisi della famiglia, crisi del cinema, crisi dell’Italia, perché le storie sono una dentro l’altra e si intrecciano, da quella del problema di coppia, a quello dello stato del nostro cinema, a quello della Nazione, e il tutto attraversato dalla meta-visione di Moretti che compare ed è presente comunque durante il film, come un silente narratore.

Posted in Recensioni | No Comments »

“UNA RAZZA IN ESTINZIONE” canzoni e monologhi di Gaber/Luporini, regia di Alessandro Serasini (G.L.A.)

novembre 28th, 2006 by Gian Luigi Ago

Portare in scena uno spettacolo incentrato sul Teatro Canzone di Gaber/Luporini non è un’impresa facile e comporta una serie di inevitabili rischi. C’è innanzitutto un duplice aspetto da considerare: prima di tutto il rischio di cadere in una scimmiottatura che, ovviamente, non può competere con l’originale e, all’estremo opposto,  nel tentativo di evitare il primo errore, il rischio di stravolgere completamente canzoni e monologhi, non riuscendo così a restituire la dimensione concettuale, musicale ed espressiva che essi contengono.

Esiste quindi, a mio parere, una zona franca tra questi due estremi, dove con sapiente equilibrio bisogna sapersi muovere. Questo anche perché riproporre Gaber è molto diverso dal riproporre, ad esempio, canzoni di qualsivoglia cantautore. Non si può prescindere dalla fisicità, dall’espressività, dal carisma scenico di Gaber che sono essi stessi “testo e musica”, che sono essi stessi elementi costitutivi del “linguaggio” del Teatro Canzone.

Credo che “Una razza in estinzione”, spettacolo con la regia di Alessandro Serasini, sia riuscito a muoversi in maniera sufficientemente abile all’interno della suddetta zona franca.

Il gruppo musicale (chitarre, basso, batteria, tastiere, flauto traverso) è integrato da voci recitanti maschili e femminili. Gli arrangiamenti musicali, in particolare quelli chitarristici, sono originali e contribuiscono a dare un’impronta personale alla sonorità generale, pur non tradendo mai del tutto l’ordito originale delle canzoni. Anche i monologhi talvolta sono strutturati diversamente dall’originale  ma mantengono bene il senso generale.

Anche quando la recitazione è affidata alle due ragazze (altro aspetto rischioso, in quanto i monologhi del TC sono in genere molto “maschili”) l’effetto è congruente al testo. Inoltre la molteplicità degli artisti presenti sul palco aiuta a rendere più dinamico lo scorrere dello spettacolo.

I  brani sono stati scelti con il dichiarato intento di rappresentare la visione di Gaber che gli artisti hanno maturato nel confronto delle loro idee,  cercando di andare oltre la maggioranza degli ingessati tributi televisivi e cercando di lasciare in evidenza il carattere principale del Teatro Canzone: quello di instillare il dubbio, di costringere a riflettere sull’uomo e il suo rapporto con la società.

E’ un tipo di spettacolo che vedrei bene come base di un discorso divulgativo, di un  “concerto-lezione” su Gaber, magari integrato da interventi sull’artista,  forse anche da spezzoni di filmati, da materiale, insomma, che ne evidenzi il profondo significato.

In conclusione credo che questo spettacolo rappresenti un tentativo riuscito e positivo per stimolare, soprattutto i giovani, ad un approccio più approfondito a Gaber.

Posted in Recensioni | No Comments »

« Previous Entries