( Chiedo scusa se parlo di Utopia… )

“La banda del Brasiliano” film cult in uscita

luglio 4th, 2009 by Gian Luigi Ago

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Massimo Blaco, attore e musicista, Consigliere della nostra Associazione Culturale, sarà uno degli interpreti di un film che è già considerato un cult prima della sua uscita.

Eccolo parlare del film in una sua intervista concessa alla giornalista Elena Torre, comparsa su “Il Tirreno” del 3 luglio 2009:

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Semafori e cartelli strada­li di mezza Toscana so­no letteralmente tappezzate da piccoli adesivi rettan­golari rossi su cui campeggia la figura stilizzata di un uo­mo con il passamontagna e una pistola.

Sotto la scritta “Il proble­ma sono quelli come te”, la firma è quella della banda del brasiliano.

Un piccolo mistero è legato all’uscita dell’ultimo film scritto, prodotto e diretto dal collettivo di John Snellin­berg. La banda del brasilia­no (girato tra Prato, Vaiano, Poggio a Caiano, Livorno e Napoli) è un film a bassissi­mo costo, nato dall’impegno volontario di una troupe di professionisti e appassionati di cinema e nato dall’impegno volontario di una troupe di professionisti e appassio­nati di cinema, uniti dalla ne­cessità di narrare il malesse­re sociale e lo scontro genera­zionale attraverso il veicolo che un tempo se ne faceva espressione naturale e diret­ta, il cinema poliziesco italiano. E di fatto è una sorta di poliziesco, con tutti gli elementi tipici della tradizione.

Un film che prende in pre­stito i modelli, il linguaggio e l’estetica di un cinema fero­ce. e dissacrante di 40 anni fa per raccontare la lotta dell’attuale generazione totalmente disillusa, che cerca il con­flitto e il corpo a corpo con i propri nemici

Nel cast Carlo Monni, Al­berto Innocenti, Luca Spanò, Gabriele Pini, Massimo Bla­co, Elisabetta Salvatori e molti altri A fine agosto la prima al Pecci di Prato.

La trama: tra le fabbriche della periferia pratese è rin­venuto il corpo senza vita di un bambino, precedentemen­te scomparso. Il giorno suc­cessivo, in un ufficio di Vaia­no, un impiegato viene rapi­to. I rapitori sono quattro ra­gazzi sulla trentina: il Biondo, il Mutolo ,il Randagio e il Brasiliano. Il movente del ra­pimento è in realtà decisa­mente insolito. Solo le indagi­ni dell’ispettore Brozzi po­tranno far luce sul caso.

Tra i protagonisti Massi­mo Blaco, entrato in modo in­solito nel cast.

«Su Myspace mi è arrivata la richiesta di amicizia da Jo­hn Snellimberg,- racconta – ho accettato e curiosando nella sua pagina ho visto che stava pubblicizzando il suo ultimo film “A Bonatti Sto­ry”, casualmente ho avuto modo di vederlo e contemporaneamente ho saputo del casting del nuovo progetto, a cui ho risposto subito. Dopo un giro di mail, telefonate, arrivo del copione, mi sono ritrovato sul set per le prime riprese nei panni dell’ispetto­re Biagini (oops) Giannini!. La cosa bella oltretutto, è la scelta del regista di allunga­re la parte di Giannini a film già iniziato, e di rendere il mio personaggio non più di contorno alla storia ma pro­tagonista».

La lavorazione del film è costellata da tanti divertenti aneddoti

«Uno, – dice l’attore -, ri­guarda la scena del ritrovamento del cadavere del bam­bino. La macchina da presa posta su un dolly era nasco­sta alla strada che passava vicino al set, alla periferia di Prato; le auto si fermavano, e un capannello di gente guardava inorridita gli agen­ti del Ris che fumavano e chiacchieravano intorno al lenzuolo del bimbo, prenden­do anche a pedate la palla che fungeva da testa. Prima che prendesse una brutta pie­ga il regista è andato a spie­gare che si trattava di un film».

Un’altra curiosità è nella scena di un interrogatorio, tipo “Soliti sospetti”.

«Ci siamo visti arrivare – racconta Blaco – alcuni brutti ceffi sul set sbucati dal nulla, muniti di bottiglie di birra; pensavamo, dalle facce che avevano, che avrebbe­ro spaccato tutto e la tensione era alta poi abbiamo capito che erano le comparse per la scena.

Per il resto la presenza del Monni sul set é di per sé un aneddoto».

Blaco approda al cinema dal teatro e dalla musica: «Il teatro per me è un mondo infinito di personaggi da inter­pretare nei modi più diversi. Teatro è, impegno, sudore, soddisfazione. A cantare in­vece ho cominciato a 12 anni in una piccola band e ancora non sono stanco. Mi piace cantare nelle piazze o nelle osterie. La musica è parte fondamentale del mio essere, non potrei passare un giorno senza mettere le dita sulla chitarra e tirare fuori qualche buona melodia. E poi – ­conclude l’attore – c’è Ga­ber, una passione: lo conobbi nel 1993, una vera fonte di ispirazione e di vita. Prima di mettermi a suonare le sue canzoni sono dovuti passare 10 anni, tanto è il rispetto che gli porto. Poi è nato il mio piccolo tributo “lo se fossi.. Gaber!”, Con mia grande sod­disfazione»

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