( Chiedo scusa se parlo di Utopia… )

SANDRO LUPORINI TORNA A SCRIVERE CANZONI (G.L.A.)

ottobre 10th, 2005 by Gian Luigi Ago

lupo

Sandro Luporini torna a scrivere canzoni. Dopo quei pochi cammei, inseriti nello spettacolo “Il dottor Céline. Autoritratto”, ora il passo è molto più importante: un CD che conterrà alcune tra la dozzina e oltre di canzoni scritte da Sandro Luporini, musicate e cantate da Giulio D’Agnello, suonate e arrangiate insieme ai Mediterraneo.

Nell’intervista dal titolo “Io e Gaber uniti dallo stesso mistero, Sandro Luporini parla di questa iniziativa con queste parole “Quando Giorgio è mancato, per due anni non ho preso in mano la penna. Ero proprio convinto che non avrei scritto più. Poi però ho ricominciato con un lavoro di Teatro Canzone con Patrizia Pasqui e l’attore Mario Spallino, ‘Il dottor Céline’, e ho convinto il cantante Giulio D’Agnello a passare dai tributi a Gaber a cose inedite scritte con me“.

Tra Sandro e Giulio, due conterranei molto simili come sensibilità e carattere, esiste una vera e propria amicizia personale che va al di là della collaborazione professionale. E a me non può che far piacere di essere amico di entrambi. Mi decido a parlarne ufficialmente (dopo essermi trattenuto per mesi…), con il benestare che mi hanno dato Sandro e Giulio. L’entrata in studio di registrazione darà il via alla messa a punto di questo album che segna un ritorno importante per chi ha amato le canzoni che Sandro Luporini ha scritto insieme a Gaber per molti decenni.

Ho visto nascere e crescere queste canzoni in molti lunghi mesi, dalla prima scritta alla fine dello scorso anno (”Forse un uomo”) fino a quelle degli ultimi giorni, ho visto come le parole sono nate, le correzioni, come la musica ha seguito l’intento di vestire con l’abito più adatto le sensazioni che suscitavano, mi ha sorpreso come Sandro sia attento anche all’aspetto musicale con consigli e suggerimenti. In quelle serate passate tra Viareggio e la provincia lucchese, davanti a qualche bicchiere di vino e al fumo di molte sigarette, quelle canzoni hanno preso forma e mi sono sentito emozionato e confortato ascoltandole e rendendomi conto che Luporini aveva ancora voglia di analizzare l’uomo, le sue miserie, le sue solitudini con la stessa forza di sempre.

Basta scorrere alcuni titoli per intuire subito che i temi sono i soliti che Luporini ha già trattato nella sua collaborazione con Gaber: “Forse un uomo”, “La pazzia”, “Il testimone”, “Il letto”, “Diogene” (un’invettiva su tutto e tutti, dal mondo della politica a quello dello spettacolo e della televisione, con alcune frasi da “denuncia”… chissà se ne permetteranno la pubblicazione o se seguirà la sorte della sua “madre” “Io se fossi dio”…) ecc.

Le canzoni scritte da Luporini ripartono dalla fine di “Io non mi sento italiano”, dalla necessità di cercare un uomo nuovo che parta dal quotidiano, dalla coppia, da “un uomo e una donna” per ricominciare la ricerca dell’individuo, di un nuovo umanesimo. Per questo in queste canzoni c’è molto amore (”date fiducia all’amore, il resto è niente”…). Inutile tentare paragoni con l’irripetibile esperienza del Teatro Canzone e della collaborazione Gaber-Luporini, non intendo farlo perché non è possibile e sarebbe un giochino senza senso, anche perché le emozioni che mi ha dato Giorgio so di non poterle, purtroppo, rivivere mai più. Ma indubitabilmente in queste nuove canzoni ritroviamo tutti i temi che abbiamo conosciuto nel TC, “aggiornati” ai nostri tempi.

In quelle canzoni, c’è la conferma che la rigorosa analisi dell’uomo e della realtà a cui G/L ci avevano abituato torna ora ad essere operante. Attraverso le parole di Luporini e la musica di D’Agnello, è possibile continuare ad ascoltare canzoni inedite che, su quella scia interrotta con la scomparsa di GG, ci parlano dell’uomo e della società con l’ironia, la dolcezza, la rabbia e talvolta la ferocia che abbiamo imparato a conoscere bene. La “metodologia di pensiero”, come io la definii tempo fa, è la stessa, il modo di porsi di fronte all’uomo e alla società è lo stesso. E non potrebbe non essere così perché quelle parole non le ha scritte un epigono, ma lo stesso Sandro Luporini, l’altra metà del Teatro Canzone.

Quando il 1° gennaio del 2003 la scomparsa di Giorgio Gaber colpì tutti noi, molti avvertirono, insieme al grande dolore, la sensazione che non ci sarebbero più stati “aggiornamenti”, che si stava chiudendo definitivamente il discorso, l’analisi, portata avanti col TC, e con essi la possibilità di sorprenderci, di riflettere ed emozionarci ancora, con canzoni come quelle che avevano accompagnato la vita di più di una generazione. Mi ricordo che mi capitò di scrivere, in quell’occasione, che quanti avevano visto in Giorgio Gaber un punto di riferimento non dovessero dimenticare che la presenza di Sandro Luporini rimaneva a rappresentare la garanzia di uno spirito critico, libero, magari utopistico (ma nell’accezione più bella che può avere questo termine) e che si dovesse guardare a lui per evitare che il rivolgersi all’opera di Gaber-Luporini diventasse solo una sterile celebrazione del passato, facendo invece in modo che quella loro “metodologia di pensiero” potesse continuare a nutrirci, a emozionarci, a non farci perdere la voglia di capire.

Sono passati poco più di due anni e, dopo un primo naturale momento di riservatezza, Sandro Luporini è tornato ad affiancare alla sua opera pittorica un discorso che torna a farci ancora emozionare con le parole e i suoni delle sue canzoni, in cui tutti potranno riconoscere sonorità, atmosfere e tematiche che abbiamo imparato a conoscere in quella ultratrentennale esperienza che fu il Teatro Canzone.

Veder rinascere ancora la possibilità da parte di Luporini di continuare a manifestare il suo pensiero e le sue emozioni, oltre che con la pittura, anche attraverso la veste musicale e interpretativa di Giulio D’Agnello e dei Mediterraneo, credo che rappresenti un grande evento culturale e artistico che mi auguro sia il punto di partenza di una più intensa e proficua collaborazione e di un percorso che continui ad analizzare con spirito libero e incondizionato le malattie dell’uomo e della società.

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